mercoledì 26 dicembre 2007

Ma arò sta Saccà..o maronna mia!!??

Buon natale a tutti qualche giorno fa ha fatto scalpore una telefonata tra Saccà e Berlusconi, ha fatto scalpore? Bhè no ha riempito qualche pagina di qualche giornale e niente di più, certamente non ha riempito le nostre menti e i nostri cuori troppo occupati per l’avvento del natale e francamente io no ho voluto scrivere nulla prima della santa festività …che non ci rompano il cazzo!
Cmq anche Beppe si è innervosito come al solito… bhè Beppe avrà ragione ? staranno sul serio riscrivendo la geografia dei nostri eletti… io credo invece che questa geografia sia stata pianificata già qualche decina di anni fa…ai tempi della P2 e che ora si stia semplicemente portando a termine un lavoro intrapreso anni addietro, ma questa è un'altra storia magari la dedico una pagina ai massoni chissà…ma ora vediamo chi è Saccà …
Agostino Saccà (Taurianova, 7 febbraio 1944) è un giornalista e manager italiano, attualmente direttore di Rai Fiction.
Laureato in Scienze politiche, ha lavorato come giornalista a Panorama (1973-1975) e poi alla Rai, al Giornale Radio (1976-1979) e al TG3 (1979-1987).
Come dirigente televisivo è stato vicedirettore di RaiDue (1987-1989), responsabile della comunicazione Rai (1995-1996), vicedirettore (1998) e poi direttore di RaiUno (1998-2000 e 2001-2002).
Il 14 marzo 2002 è stato nominato direttore generale della Rai.
Dal 22 aprile 2003 è presidente di Rai Fiction.
Entrato in Rai nel 1976, Agostino Saccà ha scalato uno dopo l'altro tutti i gradini della carriera grazie al suo trasversalismo politico che gli ha permesso di passare indenne attraverso le varie gestioni della Rai a cominciare da quella socialista, poi quella dei cosiddetti "professori", quindi quella dell'Ulivo fino a raggiungere i vertici dell'azienda col governo di Silvio Berlusconi, dichiarando pubblicamente: "io voto Forza Italia come tutta la mia famiglia".
Nel 2002 il Dg Saccà insieme al direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce, chiude la trasmissione Il Fatto di Enzo Biagi.
Il 13 dicembre 2007, a seguito di un'indagine della Procura di Napoli su alcune conversazioni telefoniche intercettate con l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale gli raccomandava alcune persone per ottenere in cambio la maggioranza al senato, si è autosospeso dall'incarico. Berlusconi, in seguito alla pubblicazione dei testi delle telefonate, dichiara: "lo sanno tutti nel mondo dello spettacolo, in certe situazioni, in Rai, si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra".
Saccà ha pubblicamente ammesso: "Così mi sono comportato per questa ed altre segnalazioni che mi sono arrivate dall’on. Berlusconi. Ricordo che mi ha segnalato nell’ultimo anno due o tre persone, tra le quali attori maschi, anzi con questi ultimi arriviamo a quattro-cinque. Tra le donne ricordo tale Gaggioli, Elena Russo, Antonella Troise, Evelina Manna, Vittoria Ferranti".[1]
Ecco ora vi propongo il file audio tra Berlusconi e Saccà… interessante….http://espresso.repubblica.it/multimedia/1471644?flv=true

E infine un articolo di un grande del giornalismo Sergio Romano tratto dalla repubblica …
La politica che affonda

di Sergio Romano
La conversazione telefonica tra Berlusconi e Saccà è soltanto un’altra puntata in quella interminabile sequenza di intercettazioni che è ormai il più morboso e istruttivo reality show della politica nazionale. Mai prima d’ora, tuttavia, mi è sembrato che un episodio suscitasse contemporaneamente tanti motivi di sgomento e d’indignazione. Scrivo in prima persona perché temo che alcuni dei miei sentimenti pecchino d’ingenuità ma spero che siano condivisi da molti italiani. Abbiamo appreso che dietro le quinte del potere vi è un fitto scambio di favori meschini, che il sostegno della Lega si conquista con una fiction e che il voto di un parlamentare si compra con l’assunzione di una soubrette.
Come è possibile fare discorsi altisonanti alla nazione, preannunciare grandi riforme e pretendere di essere creduti quando si parla, nell’intimità di una conversazione privata, il linguaggio dei procacciatori d’affari? I nastri registrati delle conversazioni di Nixon (un evento che scandalizzò per parecchi mesi l’opinione pubblica degli Stati Uniti) furono una tragedia del potere. Questa è soltanto una brutta commedia. Un dirigente della Rai telefona al leader dell’opposizione per chiedergli di interferire nelle decisioni del suo consiglio d’amministrazione. Parla come un personaggio delle sue fiction peggiori ed è pronto a ripagare l’interferenza trovando spazio nei programmi per un’attrice cara a un uomo politico di cui occorre conquistare l’amicizia.
Berlusconi si giustifica con un argomento (alla Rai sono tutti raccomandati) che descrive abbastanza fedelmente, con ogni probabilità, le condizioni della tv di Stato. Ma dalle sue parole abbiamo appreso che uno dei maggiori uomini politici nazionali non si propone di riformare il servizio pubblico: vuole soltanto servirsene, se possibile, meglio di altri. La Rai ha reagito alle parole dell’ex presidente del Consiglio con dichiarazioni tartufesche: uno di quei comunicati che si fanno per la facciata, nella convinzione che tutto, comunque, continuerà come prima. La magistratura, per l’ennesima volta, è sembrata insensibile alle conseguenze dei propri atti e non sembra disposta ad accertare come e quando le intercettazioni escano da un fascicolo per finire in pasto alla pubblica opinione. La classe politica, con qualche lodevole eccezione, si è comportata con il suo stile abituale.
Gli oppositori di Berlusconi si sono scandalizzati e i suoi amici lo hanno difeso. Se le intercettazioni avessero colpito esponenti del centrosinistra, come accadde qualche mese fa, i ruoli si sarebbero invertiti. Mai come in queste circostanze abbiamo constatato che maggioranza e opposizione, anche quando rivendicano le loro differenze, si assomigliano come gemelli. La Rai al servizio della politica, leader politici che contraddicono in privato i loro programmi pubblici, violazione della privacy, indifferenza della magistratura, reazioni ipocrite o strumentali: non so quale sia il peggiore dei mali emersi da quest’ultima intercettazione. Ma so che queste vicende stanno scavando una fossa in cui tutta la politica italiana rischia di affondare.

lunedì 17 dicembre 2007

Uno sguardo a Salerno......

Salerno e Torino città dell’arte e della luce.
Le due antiche capitali d’Italia danno vita ad un luminoso gemellaggio artistico fortemente voluto dal Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e dal Sindaco di Torino Sergio Chiamparino.
Un filo incantato attraversa l’Italia suscitando emozioni e creando una magica atmosfera dal 8 Novembre al 31 Gennaio.
Notti di luce a Salerno, propone quattro opere già applaudite in Piemonte: “Vele di Natale” di Vasco Are, “Vento Solare” di Luigi Nervo, “Palomar” di Giulio Paolini, “Noi” di Luigi Stoisa.
Il Comune di Salerno ha poi commissionato un’opera originale “Mosaico” nella quale l’artista Enrica Borghi sintetizza la bellezza del centro storico cittadino.
La festa sarà completata da fantasmagorici addobbi luminosi che renderanno Salerno ancora più bella nei prossimi mesi, mentre una serie di eventi ( musica, danza, teatro, performance ) completeranno il programma di manifestazione natalizie.
Per l'occasione gli esercizi commerciali resteranno aperti fino alle ore 24,00 nei giorni 8, 9, 10 e 11 novembre.

Presentazione delle Opere d’Arte

VELE DI NATALE “ di Vasco Are - Installazione in piazza Largo Prato – Rione Pastena
Sono immaginari alberi di natale o alberi della cuccagna ma ricordano anche la leggerezza e il volo degli aquiloni inseguiti dalla fantasia del fanciullino che alberga in tutti noi.
Si tratta di forme e frammentini di plexiglas disposti in telai triangolari di legno e costruiti su reti a trama esagonale, che ondeggiano al vento. Il colore del plexiglas varia dal rosso al giallo, dal verde all’arancione al blu, tinte capaci di rinfrangere vivacemente la luce proiettata dal basso.

VENTO SOLARE “ di Luigi Nervo - Installazione in piazza Flavio Gioia – Centro

Vento Solare è un titolo nato dalla suggestione di un espressione scientifica che indica le particelle elementari emesse dal sole che investono la terra. L’installazione è dominata da una grande sagoma solare, immaginata in quello stile fiabesco che spesso contraddistingue le stampa e gli almanacchi popolari. L’opera trasferisce così un concetto astronomico nel linguaggio immaginario aiutandoci a riscoprire il primordiale rapporto con la natura e la luce.

PALOMAR “ di Giulio Paolini - Installazione al corso Vittorio Emanuele – Centro

In cima al Monte Palomar (California, USA) si trova il più grande osservatorio astronomico del mondo.L’opera è stata concepita, allora, come un antico atlante astronomico costellato da pianeti inscritti in forme geometriche e culminante nella sagoma di un acrobata in equilibrio su un cerchio. L’installazione di Giulio Paolini è dedicata al rapporto tra ignoto e conoscenza, ma soprattutto all’osservazione come momento determinante ed emozionante del sapere scoperto.

Noi “ di Luigi Stoisa- Installazione via Diaz – centro

Il corpo e la figura umana sono immagini frequenti nelle opere di Luigi Stoisa così come l’utilizzo di sagome luminose. Lo confermano le gigantesche silhouettes che compongono l’opera “Noi”. Sono figure seriali di uomini e donne, inclinate a comporre una sequenza di arcate sospese, larghe 8 metri, con le teste che si compenetrano al culmine di ciascun “ arco “. Le sagome sono disegnate in tubi fluorescenti rossi, in un’infilata concepita come una lunga galleria, un percorso luminoso e protettivo.

MOSAICO “ di Enrica Borghi - Installazione via Mercanti – via Duomo

E’ un’opera originale commissionata dal Comune di Salerno per la prima edizione di Luci di Notte. Nasce dal profondo legame subito nato tra l’artista e la parte più antica della città.
Enrica Borghi, percorrendo le strette vie del centro storico cittadino è rimasta colpita dalla particolare architettura dei fabbricati che propongono lo sviluppo verticale dello sguardo. Sono le strade dell’Antica Scuola Medica, tra le prime università mediche del mondo dove altissima era la ricerca per il benessere fisco e spirituale dell’uomo.
Il Duomo dove riposano le spoglie dell’Evangelista Matteo, con l’alto campanile, sottolinea questa direzione verso l’alto.
La pavimentazione della Cattedrale, vestigia della capitale del Regno Normanno, ha ispirato Enrica Borghi nello sviluppo di un’opera concepita come un prezioso mosaico bizantino da installare lungo le pareti dei palazzi. La via dei Mercanti, opulenta di commercio e vitalità, insieme alla salita che conduce alla Chiesa Madre diventano il palcoscenico di un mosaico di commovente emozione.

giovedì 13 dicembre 2007

ancora qualcosa su luttazzi...parla Dario Fo....


In questi giorni nei vari articoli apparsi sui quotidiani a commentare la censura di cui è stato vittima Daniele Luttazzi, si sono susseguiti a iosa termini come “buongusto”, “stile”, “opportunità”, “decenza”, “trivialità”, ecc..

All’istante, di contrappunto mi sono venute in mente caterve di espressioni e situazioni scurrili a dir poco feroci, impiegate da maestri storici della satira, a cominciare da Mattazzone da Calignano, grande giullare lombardo del XIII secolo, che, in un suo fabulazzo sulla lamentazione dell’uomo per la pena che Dio ha imposto a lui e alla sua femmina, elenca le fatiche e le mortificazioni nonché i continui flagelli e morbi a cui le creature umane sono sottoposte fin dalla creazione. Il Padreterno si lascia convincere dalle invocazioni dell’uomo e, ipso facto, decide di creare a suo vantaggio il villano, che lo servirà “in ogni bisogna” al par d’uno schiavo. In quell’istante passa di lì un asino e il creatore con un gesto della sua mano santa lo ingravida. Al nono mese, preannunciato da “un trempestar tremmendo de fulmini e saiette, de la panza de l’anemal, traverso el so’ cul de lü, sbotta de fora ol vilan spussento, tüto empastao de merda sgarosa e: stralak! Sto cul sforna criante ol servante creat da Deo. Una piova sbatente se spraca contra el corpazon del vilan scagazzao spussente, perché se faga cosiensa de la vita de merda che ve se presenta. ‘Da po’ che l’è nato egnudo’ ordena el Segnor ‘deghe un para de brache de canovasso crudo, brache spacà in del messo e dislassà, che no’ debbia pert tropp tempo in del pissà!’.”

Subito appresso mi appare Bescapè, un contemporaneo di Mattazzone da Calignano, che ci accompagna, mezzo secolo prima di Dante, nell’Inferno, dove personaggi ben noti della società del tempo vengono immersi a testa in giù nello sterco fumante, costretti a compiere gargarismi, trillando in gola secchiate di escrementi prodotti da animali fra i più fetenti.

E poi ancora vedo scorrere i milanesi longobardi sconfitti da Carlo Magno, che un anonimo fabulatore descrive costretti dall’Imperatore a “nettar co’ la lengua l’arco treonfal, costruit da lori mismi a onor da lu venzedor franzoso. Sü l’arcon tüti i soldat de Carlo gh’hann pissat sovra per una jornada entera e anco smerdao con cüra. Das po’ a ognün de’ Longobar fue ordenat de catar rospi, ratti e pantegan de fogna, e cusinarseli per far gran banchetto. I poverazz, boni cosiner con erbe parfumate, hann insaporit i boccon del pasto, engorgià tuto con gran fatiga e despo’ all’entrassat, tuto ch’avien magnat, gh’hann vomegado fora. L’emperador, desgostà, l’ha criat: ‘Ma cos’è ‘sta porcaria? No’ voi védar per le mee terre ‘sto vomegame! Lecadevelo subetamente e che tuto sia ben polido!’. Oh ch’el regal potestà!”.

Di certo si tratta di brani poco noti, che però Dante Alighieri ben conosceva per averli addirittura raccolti nel suo De Vulgari Eloquentia. Attraverso queste testimonianze, è risaputo, il sommo poeta, insieme ad altri autori che l’hanno preceduto, costruì il nuovo linguaggio, o Dolce Stil Novo, che ognuno di noi impara a considerare la base assoluta della nostra cultura.

Lo stesso Dante usa immagini similari per colorare di veemente indignazione la presenza di certi notissimi personaggi in cui incappa nell’infernale viaggio osceno. “A chi servirà quel buco vomitante fuoco?” chiede il tosco poeta a Virgilio. E quegli risponde: “Là dentro verrà fra poco infilato testa in giù, un Pontefice che ben merita di starsene a cottura lenta e le natiche al vento a sbattacchiar gambe al par d’un forsennato!”. Quel Pontefice è nientemeno che Bonifacio VIII, quello che incarcerò, costringendolo a vivere incatenato tra le proprie feci, Jacopone da Todi che si era permesso di insultare il Santo Padre in questione urlandogli: “Ahi! Bonefax! Hai iogato ben lo munno! Ahi! Bonefax! Che come putta hai traito la Ecclesia!” cioè, come una puttana hai ridotto la Chiesa!

Oggi, si sa, nessun cardinale si permetterebbe di porre mano pesante su questi scritti... è questione di opportunità e stile... oggi!

Ma di certo vi farà sussultare di stupore scoprire che anche il santo giullare Francesco di Assisi spesso si lasciasse andare a espressioni di un linguaggio azzardato, per non dire sconveniente. Infatti in una delle storie testimoniate da suoi seguaci, si racconta che un giovane discepolo un giorno si recò da lui disperato, sconvolto, giacché continuava ad apparirgli un orrendo demonio che lo tormentava con lusinghe e minacce, perché si lasciasse indurre nel peccato. Francesco, dopo averlo ascoltato, da autentico giullare quale era, disse al suo tormentato fratello: “Sai che debbi fare? Quando verrà l’enfame demonio, tu digli spietato: ‘Veneme appresso che eo te abbranco per l’orecchi, ti vo’ a spalancà la bocca e in quella ci caco dentro tutto lo smerdazzo che me riesce d’emprignatte!’. Così il giovine seguace repetette a lu demonio quella menaccia che Francesco li avea soggerita: ‘Te vo’ cacando in la bocca finché t’annego de merdazzo!’ Quello diavolo, preso de lo terrore, fuggì, annanno a sbatte contro rupi de le montagne che se sgretolaveno, come sotto tremmamoto, e tutto lo covertirno, seppellennolo per l’intero.”.

È inutile sottolineare che di questa leggenda non si trova traccia nella versione ufficiale della vita di Francesco, quella riscritta quarant’anni dopo da fra Bonaventura da Bagnoreggio, eletto a generale dell’ordine dalla Chiesa di Roma, che censurò l’originale, anzi lo distrusse addirittura mandandolo alle fiamme.

Ma quello di mascherare le notizie e le testimonianze che danno impaccio alle elegie è cosa di tutti i giorni da sempre. Al contrario spesso si scelgono bell’apposta, come nel caso di Luttazzi, le espressioni e i lazzi satirici palesemente scurrili e si mettono in bella mostra allo scopo di abbassare il livello di dignità dell’autore. Conosciamo bene questa pratica davvero ipocrita e furbesca: ti si accusa di usare forme oscene di linguaggio per censurarti o addirittura eliminarti dalla scena.

A me e a Franca è accaduto con Canzonissima quando ci permettemmo di parlare di morti bianche sul lavoro e della mafia criminale. Nessuno, fino ad allora, sto parlando di quarant’anni fa, aveva mai trattato l’argomento. Anche in quell’occasione, fra le tante accuse, quali quella di buttarla in politica, ci si scaraventò addosso anche l’accusa di scurrilità e di non rispettare il comune sentire degli spettatori.

Luttazzi non a caso stava preparando una puntata sull’enciclica del Pontefice. Come eliminarlo senza mettere in primo piano l’autentico soggetto? Si fa la carambola: si spara su un bersaglio laterale per poterti di rimando colpire in piena fronte o, se volete, in piene chiappe. A parte che un bersaglio come Ferrara, è così generoso, da non potersi sbagliare!

Esulta, mio caro Daniele! Così ti hanno eletto a classico della satira, e anche della letteratura! Complimenti!

Dario Fo



tratto dal blog di luttazzi

sabato 8 dicembre 2007

Luttazzi licenziato


dopo 5 anni dall' editto bulgaro tornava Luttazzi in TV, ma dopo sei puntate lo ricacciano....,lo show è esilarante a volte un po volgare...di sicuro non adatto per chi ha un cinico pregiudizio sul modo di affrontare temi quali politica, religione, sesso e morte ..temi cari alla satira fin dai tempi di Aristofane...ricorda il comico.
Ma in una realtà dove si è disposti ad accettare la tv dei reality dove si tromba in diretta..Maria de Filippi...Bruno Vespa..e chi ha piu' gagate ne metta, non c'è spazio per cose del tipo...:

Ecco la frase che ha fatto infuriare i vertici de La7: "Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli piscia addosso, Previti che gli caca in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti".

O povero il giulianone si è offeso.... ma cosa dovrebbero dire i mussulmani quando si sentono insultati sul quel suo programma da schifo(otto e mezzo...) che immagino siate in pochi ad averlo visto ...e non fate male...bhe ragionandoci su c'è volgarità e volgarità....Giuliano la merda ce la butta in faccia ogni volta che accediamo al suo programma...e Luttazzi invece invita a mangiarla...certo è che sempre di merda si parla...cmq traete voi le conclusioni ciao