martedì 4 marzo 2008

KODO e BOTTARI..Ma si somigliano


In Giappone, l'o-daiko è il re dei tamburi, il più grande, il più venerato. Dal 1609 li produce un'antica società di Kanazawa, la Asano Daiko, da quando cioè gli antenati degli attuali proprietari li realizzavano per i samurai. Per la sua costruzione vengono utilizzati tronchi del bigunga, un albero che cresce in Camerun e che possiede le caratteristiche richieste dagli abili mastri tamburai giapponesi. Un'arte difficile e complessa che si tramanda di generazione in generazione e implica una lavorazione manuale con la sola ascia, faticosissima e di grande pazienza. Occorrono almeno due lunghi anni per realizzare un o-daiko. Ma alla fine il suo suono è perfetto come il battito del cuore, con le sue accelerazioni, sussulti e rallentamenti. Si dice che ricordi il battito del cuore della madre come un neonato lo sente stando nel suo grembo. Ci sono poi anche i miyadaikos, tamburi di media grandezza, il piccolo shime-daiko e infine il gojinjo-daiko da tenere sospeso alla cintola.

I kodo, invece, sono un folto gruppo di giovani uomini e donne (la comunità più famosa è quella degli Ondekoza) che imparano a percuotere i famosi tamburi della tradizione nipponica. Essi conducono una vita spartana e permeata di religiosità, in perfetta armonia con la natura selvaggia della piccola isola di Sado, dove trascorrono molti mesi dell'anno in un ritiro fatto di estenuanti esercizi fisici, yoga, meditazione e studio della musica tradizionale. Per poter percuotere le grandi pelli tese dell'o-daiko, che può raggiungere i due metri e mezzo di diametro e un peso di 400 chili, bisogna infatti conservare corpi perfetti e soprattutto la forma necessaria a battere per ore lo strumento durante gli allenamenti e le esibizioni.

Dopo quattro anni di intenso studio i kodo diventeranno veri e propri maestri della percussione e di altri strumenti musicali della tradizione giapponese. Solo allora lasceranno l'isola di Sado per intraprendere tournèe in tutto il mondo e far conoscere il potere espressivo dei loro tamburi. Il lavoro dei kodo consiste anche nella ricerca sul campo. Come etnomusicologi, viaggiano spesso nei villaggi giapponesi alla ricerca di tradizioni dimenticate, raccolgono testimonianze orali e materiali, registrano rituali sopravvissuti alla civiltà robotizzata del Giappone industrializzato. Esperienze che poi riporteranno nelle loro incredibili performance in cui musica, teatro e danza fanno rivivere frammenti del Giappone antico.

BOTTARI.....
Il modo di fare musica dei Bottari di Portico nasce da un'antica tradizione che narra che i contadini, nel tentativo di scacciare gli spiriti maligni dagli angoli bui delle loro cantine, percuotevano freneticamente botti, tini e falci, attrezzi impiegati nel quotidiano lavoro nei campi. Questo rituale si ripeteva anche all'aperto per propiziare un buon raccolto e durante le tradizionali fiere agricole per evidenziare la robustezza degli attrezzi da un lato e dall'altro per attirare l'attenzione dei passanti. Nata come rituale pagano, questa tradizione è confluita nella festa religiosa di S. Antonio Abate (17 gennaio), durante la quale vengono costruiti dei carri a forma di barca e decorati con foglie di palma, a rievocare la traversata via mare per raggiungere l'Italia dall'Egitto da parte del Santo.

Su un carro costruito a forma di barca e decorato con foglie di palma, anticamente trainato da buoi (oggi da trattrici agricole), si dispone un gruppo di giovani ("pattuglia") che, con mazze e bastoni, percuotono ritmicamente botti e barili mentre altri battono con delle falci bacchette di metallo. L'esecuzione della "pattuglia" è diretta a colpi di fischietto da un "capopattuglia". Vengono eseguiti particolari modelli ritmici, quello violento ed ossessivo della "Pastellassa" e quello lento e cadenzato della "Musica dei Morti" o della "Tarantella", su cui vengono intonati i canti tradizionali. Nell'esecuzione senza carro, tradizione unicamente appartenente al gruppo "I Bottari di Portico", alla ritmica delle botti e al canto tradizionale si è unito l'uso di strumenti musicali, quali la chitarra, il basso acustico, il flauto dolce, la ciaramella, il violino e la fisarmonica.


Cmq su YouTube basta ricercare Kodo e Bottari e ne trovate un infinità di video io ne seluziono due...ciao

1 commento:

Anonimo ha detto...

Si somigliano e non poco!!! Cambiano per lo più gli strumenti (che per i giapponesi che devono costruirli è 'na bella faticaccia!!!), poi si tratta in entrambi i casi di vecchie tradizioni...anche se, a pensarci bene, nei kodo è tutto più complesso e c'è la "ricerca delle tradizioni perse", che è proprio una cosa bella: adesso sono ancora più interessato alla cultura giapponese: è troppo bella e ha migliaia di aspetti...di piccoli particolari...

P.S. E che salute che tengono sia i Kodo che i Bottari!!!